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venerdì, 27 maggio 2005
Fantasmi di argomenti

Eccoli qui, belli come il sole. Lo sapevo che prima o poi sarebbe venuta fuori la polemichetta sulla 194. Meglio poi che prima, ça va sans dire, poiché gli argomenti, quando sono pochi e incerti, possono anche essere un intralcio se c'è da portare a casa il risultato.
Oggi per le vie di Roma, e non so se in altre città, i promotori dei referendum hanno manifestato vestiti da fantasmi. L'intento credo che fosse rimproverare a molti politici un silenzio a loro modo di vedere colpevole sulle questioni in gioco. Credo. Non ne sono sicuro, perché veramente più ascolto questi personaggi e più i loro argomenti mi sembrano sfuggenti, ectoplasmatici. Quando sento un abortista come Capezzone dire: "Vogliono ridurre a fantasmi i bambini che non nasceranno" penso che deve avere dentro di sé un coraggio non comune o, più probabilmente, non rendersi conto di quello che dice. Ora salta fuori che i difensori della vita sono loro. Incredibile. Giggia che fassa, diceva Govi.

Ma la vera novità di oggi è appunto lo smascheramento del "subdolo attacco" alla 194. A nulla valgono le smentite. No no, questi qui non convincono, sentenzia la Bonino. La Melandri fa notare che ora come ora, combinando la legge 40 con la legge 194, salta fuori che un embrione avrebbe più diritti di un feto entro i cinque mesi, e pare una contraddizione.

Obiezione, a ben vedere, sintomatica di quanto la 194 sia poco applicata. Forse è il caso di rileggerla, perché pur documentando la drammaticità di un momento storico in cui una civiltà dichiara attraverso le sue leggi la propria impotenza a difendere completamente la vita umana, non parla mai del concepito come di qualcosa di diverso da una persona. Si limita a non parlarne, a parlarne il meno possibile. E non sancisce neanche un (questo sì) fantomatico diritto all'aborto, che esiste soltanto nella propaganda. La 194 "riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio". Esamina le situazioni in cui la maternità è vissuta dalla donna come un impedimento violento alla dignità della propria vita: prende atto insomma della possibilità di un conflitto tra la dignità personale della madre e... qualcosa, che per chi non ha gli occhi foderati di prosciutto non può essere altro che la dignità personale del nascituro, e regolamenta con prudenza almeno nominale i casi in cui i diritti dell'una sono più rilevanti di... qualcosa, che guarda guarda saranno forse i diritti dell'altro, e viceversa. Prudenza che non sarebbe motivata dalla sola attenzione alla salute della donna. Drammatico, dicevo, ma è così: l'interruzione di gravidanza è configurata come una sorta di legittima difesa. Parlo non a caso e con un certo intento polemico di diritti del concepito perché, pur non usando mai queste parole, la 194 nel regolamentare i casi in cui si può interrompere la gravidanza prevede ipso facto forme di tutela per l'esistenza del potenziale nascituro: implicitamente e mai sullo stesso piano (ovviamente, visto che ne ammette la soppressione) delle garanzie per i diritti della madre, ma le sottintende. Per questo mi è sempre parso curioso distinguere un concepito oggetto di tutela e un concepito soggetto di diritti, trattandosi indubitabilmente della stessa persona che poi dal momento della nascita gode di piena capacità giuridica: posso anche sforzarmi ma non riesco a vederla altrimenti che come questione di lana caprina. Capisco che gli abortisti tengano alla distinzione, ma è proprio la 194 ad andare oltre la comoda semplificazione del primo articolo del codice civile. Ma la 194 non si tocca... e sono quasi d'accordo, perché tutto sommato, stante la triste necessità di questo momento storico in cui la mentalità comune considera accettabile sopprimere una vita umana prima della nascita, non è una cattiva legge. Se poi venisse applicata integralmente, si creerebbero piano piano le condizioni culturali e civili per il suo superamento.
 
La legge 40 nei principi generali parla di concepito (come la 194) e non di embrione: "la legge... assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito". Un espediente, una voluta indeterminatezza simile a quell'inizio della 194 che non è né nascita, né concepimento. Il concepito, faccio notare, è la persona. Concepito è l'embrione, che poi è il feto (il mister x della 194), che poi è il neonato, che poi è l'adulto. I referendari vedono in questo passaggio della legge l'eccezione che rimetterebbe in discussione la 194. Ma cosa c'è di realmente diverso dalla 194? Nulla, se non il menzionare esplicitamente i diritti che sono impliciti nella 194 ma che in quel contesto, per la diversità della materia, semplicemente soccombono ai diritti della madre. Se la legge 40 è davvero una "pericolosa eccezione", lo è anche la 194. A questo punto cambiamo il codice civile, facciamo prima.

La differenza reale tra le due leggi non sta dunque nell'attribuire al concepito dei diritti, ma nella materia: mettiamola come vogliamo, ma tra le ragioni valide per l'interruzione della gravidanza contemplate dalla 194 e le ragioni valide per fare ricorso alla procreazione medicalmente assistita contemplate dalla 40 c'è una bella differenza. Il solo desiderio di essere genitori non è tale da rendere irrilevanti i diritti del concepito. Prima di sballottare embrioni da una provetta a un frigo a un utero a qualsiasi condizione bisogna pensarci un attimo, guarda che pericolosa eccezione. Occorre regolamentare, ed è quello che fa la legge 40, sicuramente in maniera non perfetta ed emendabile, ma colmando un vuoto che c'era, e che qualcuno vorrebbe ripristinare senza vere ragioni.

Postato da: cronachesorprese a 27/05/2005 23:39 | link | commenti (4) |
dichiarazioni di voto

giovedì, 26 maggio 2005
Triste CVD

Le affermazioni di Antinori a Porta a Porta di martedì, contro le quali oggi ha giustamente polemizzato l'Unione Nazionale Down, sono quegli infortuni che difficilmente si evitano in una campagna referendaria ideologizzante come questa, quando invece sarebbe buono e giusto non fossero mai neanche abbozzate in un discorso pubblico, dacché è già abbastanza avvilente che qualcuno le formuli come pensieri compiuti.
È talmente sgradevole il contenuto di quelle affermazioni, a maggior ragione se pronunciate da un uomo di scienza (per quanto noto da tempo per posizioni estremistiche e discutibili), che non mi va di riportarle testualmente: a chi interessa consiglio di andarle a cercare nella registrazione della trasmissione disponibile su raiclick (verso la fine, dopo 1h e 15 min).

Come era prevedibile, non c'è più spazio ormai per il confronto sereno, dialettico. Sentiamo in prevalenza, oltre che le aberrazioni in odore di eugenetica espresse esemplarmente da Antinori, affermazioni categoriche basate su dati falsi riguardo all'esito delle ricerche scientifiche sulle staminali embrionali e sull'efficacia delle tecniche di fecondazione dopo l'introduzione della legge 40, e non si riuscirà mai a capire quanto la diffusione di questi dati è causata da superficialità o dolo (e ben pochi si chiedono se ci siano interessi economici dietro la diffusione di questi dati). Quanto ai patetici scivoloni di Veronesi su questioni filosofiche e teologiche di cui evidentemente non sa nulla meglio stendere un altro velo pietoso: ma è patetico e triste, perché uno scienziato esperto e autorevole come lui avrebbe molto di cui parlare e dovrebbe dunque sapere come evitare queste brutte figure. Siamo insomma a un confronto che non è né filosofia, né etica, né scienza, né divulgazione scientifica, né politica, né sensibilizzazione finalizzata alla maggiore consapevolezza e crescita civile. Questo è, finora, l'esito del referendum. Poi posso anche essere d'accordo con i radicali, che criticano Vespa per aver invitato proprio Antinori a sostenere le ragioni del sì. Però come si fa a ignorare che una mannaia referendaria sui principi enunciati dalla legge 40 contiene in potenza il rischio di dare ossigeno alle posizioni alla Antinori? Io sinceramente non vedo perché si debba correre questo rischio. Vorrei tanto che le modifiche alla legge venissero discusse e votate solo in parlamento, perché il referendum, se avrà successo, leverà legittimità e praticabilità a posizioni che sono ragionevoli e legittime. Non mi sembra di chiedere chissà cosa. E non mi sembra neanche tanto improbabile che si possa riprendere la questione anche in questa legislatura, dato che diversi esponenti della maggioranza (non proprio di secondo piano) che hanno votato la legge oggi dichiarano tranquillamente che andranno a votare, e voteranno sì.

La mobilitazione per il presunto diritto a fare di un essere umano una cavia per esperimenti (o il rimedio biotecnologico a un desiderio di paternità o maternità non soddisfatto) ha connotati troppo edipici per essere considerata come segno di maturità democratica: si menano fendenti alla cieca contro una strana pentolaccia, un'autorità che confusamente si presume repressiva o, per dirla come dicono alcuni, "proibizionista". Il dibattito sulla dignità dell'embrione viene tristemente cassato o adulterato, e con l'avvicinarsi della data della consultazione era ampiamente prevedibile. Guadagnano brandelli di audience solo le mazzate ideologiche, oltre al solito, stupido tentativo di ostracismo verso chi, in maniera del tutto legittima nonché pienamente etica e critica, non andrà a votare.

Che vinca il buon senso, e il referendum cada nel vuoto che merita, è sempre più difficile.

Postato da: cronachesorprese a 26/05/2005 21:07 | link | commenti |
dichiarazioni di voto

martedì, 24 maggio 2005
Questioni di faileeing

Tambu smista la palla verso la mia fascia, accorro da destra e crosso verso il centro.

Peso dei file musicali su HD e CD

5,36 gb su partizione interna e diversi mega distribuiti in CD non facilmente quantificabili. Genere prevalente: buona musica (secondo la ben nota definizione di Duke Ellington: non esistono i generi musicali, esiste la buona e la cattiva musica). A parte l'immancabile polemica contro il genere musicale, una delle manifestazioni più perniciose del mio peggior nemico (il genere), si può affermare con buona approssimazione che i miei file musicali sono prevalentemente di jazz, blues, rhytm'n blues, rock 70 e 80, folk americano, cantautori italiani.

L'ultimo CD che ho comprato

Il CD di Tatiana, la cantante russa che ogni tanto si esibisce nei vicoli :-)

Canzone che sto ascoltando ora

Helplessly hoping di Crosby, Still & Nash

Cinque canzoni che ascolto spesso

Walking in Memphis - Marc Cohn
Alle prese con una verde milonga - Paolo Conte
Little wing - Jimi Hendrix
American pie - Don Mc Lean
A sort of homecoming - U2

Cinque a cui passo il testimone

tre per il momento, gli altri me li hanno già fregati tutti:
Squilibri precari (la prima delle tre, a seconda del tempo che fa...)
Kitterlegnosky
El Secretango

Postato da: cronachesorprese a 24/05/2005 23:17 | link | commenti (2) |
le specie musicali

venerdì, 20 maggio 2005
1000 caratteri: il mio rapporto con la scrittura

Mi sento come Depardieu in Una pura formalità: Onoff, acceso spento, non esiste lo scrivere senza memoria e non esiste memoria senza affetto. Scrivere queste righe è come entrare nella tetra gendarmeria del film.
Come Depardieu alla prima domanda rispondo sicuro: sono ingenuo per scelta, odio il sussiego dell’esperto e aspiro all'ingenuità del testimone. Io voglio scrivere per essere testimone. Non importa di cosa, con quale stile, da quale grado di analogia o di astrazione. Ogni cosa è degna di un racconto e detta il suo stile. Vorrei affezionarmi a ogni cosa, ricordarla, possederla di un possesso non violento e definitivo: scriverne, appunto.
Come l’Ispettore Polansky mi farete ammettere che, forse, di ciò che ho scritto non ricordo, e non amo, e non possiedo, nulla. Fai milioni gli scaffali e migliaia le biblioteche, ma l’amore profondo alle cose che passa attraverso un atto di scrittura si vive soltanto, non si può conservare.
Cerco di vivere questo paradosso, e a volte sono felice.

Postato da: cronachesorprese a 20/05/2005 01:03 | link | commenti (5) |
chiedici le parole

martedì, 17 maggio 2005
Candidatura per una leggenda urbana

Un'amica mi ha raccontato che tra un suo amico e un'altra persona è intercorsa la seguente telefonata:

- Hai visto che ridere? Hai un omonimo tra gli assessori della nuova giunta...
- Sono io.

Postato da: cronachesorprese a 17/05/2005 23:06 | link | commenti (3) |
semiminime

sabato, 14 maggio 2005
Dissetare la pasta all'uovo

Tutte le volte che metto le mani in pasta mi diverto così tanto che mi riprometto di farlo più spesso, poi in realtà rimane solo una pratica occasionale, come per altre cose che mi piacciono e mi danno soddisfazione (andare in bicicletta ad esempio). Questo avviene principalmente per pigrizia, ma non solo: è come se istintivamente accedessi ai beni che danno davvero gusto alla vita con prudenza e moderazione, forse per paura di vederli svanire nell'abitudine. Chissà.

Ad ogni modo ho provato a fare queste tagliatelle con fave fresche e pecorino trovate su internet. Ho cercato una ricetta così perché non mi piace l'abitudine di noi liguri di incenerire tutte le fave di stagione soltanto a crudo con salame o formaggio fresco. Non si capisce perché da queste parti fare le minestre con i piselli freschi sia normale, con le fave no.
Non sono un cuoco come il Gillo o come "La" cuoca, non posso insegnare niente. Ma non voglio neanche limitarmi a riportare o segnalare pedissequamente una ricetta. Una buona ricetta è un algoritmo ben definito che della sperimentazione scientifica ha il requisito fondamentale, ovvero la completa riproducibilità. Ciò che dell'esperienza soggettiva vale la pena raccontare è il tocco, che consiste nell'individuare il passaggio cruciale del procedimento e affrontarlo con la dovuta attenzione.
Secondo me il punto cruciale di questo piatto è la formazione del brodetto di cottura, che ha un colore nerastro e un sapore delicato, inusuale. L'amarognolo delle fave deve resistere ma non troppo, opporsi il giusto all'aggressività di quella gioiosa macchina da guerra che è il pecorino romano stagionato. Non bisogna tirarlo, deve rimanere abbastanza liquido. Bisogna ricordarsi di assaggiarlo prima di unire la pasta, perché ne vale la pena e dopo non se ne avrà più l'occasione: le tagliatelle se lo bevono, letteralmente. Lo prosciugano.

Le tagliatelle all'uovo sono geneticamente assetate. Non so se ciò è conforme alla preparazione canonica, ma quelle che faccio io non hanno mai visto l'acqua a meno di incidenti di percorso (eccesso di farina nell'impasto e necessità di ammorbidirle durante la gestazione): immagino cosa può significare non conoscere fin dalla nascita elemento più liquido di un mucillaginoso albume d'uovo. Io le taglio poi sempre un po' larghe perché mi piacciono così (in realtà faccio delle pappardelle), quindi la loro sete è ancora più evidente: mentre sono lì che riposano sul tavolo le vedi quasi pulsare per l'arsura, come hanno fatto fino a un attimo prima sotto il mattarello ritraendosi dopo ogni trazione, come per un riflesso involontario. Quando finiscono in pentola assorbono l'acqua e si allargano, ma intanto l'acqua è bollente e poi sono troppo impegnate a far cuocere l'uovo e a raggiungere perciò una configurazione più stabile: ancora non si sono davvero dissetate. Ne hai una clamorosa conferma quando le unisci al condimento per la mantecatura finale: il liquido, che durante la preparazione lasciava qualche perplessità perché sembrava troppo abbondante, sparisce in una frazione di secondo. Restano le fave mezze sfatte, incagliate alle fettucce bianche, sorprese come alghe dalla bassa marea. Una volta spenta la fiamma, mentre lo sfrigolìo di fine cottura va in fading, se resti in ascolto puoi avvertire il sospiro di soddisfazione delle tagliatelle: slurp, aaaah... :-)

le immagini sono tratte da european-schoolprojects.net
vege-fru.com

Postato da: cronachesorprese a 14/05/2005 20:23 | link | commenti (5) |

giovedì, 12 maggio 2005
Galleria della canzone

Questo è un progetto che mi piace abbastanza, peccato che sia in stato di semiabbandono e non sia aggiornato da una vita (almeno così pare). Il limite più evidente, oltre all'incompletezza di alcune parti (ma guardate la sezione "canzoni") è dato dall'essere gestito da una casa editrice, però l'idea di fondo era bella. La sostanza delle canzoni è fatta dei ricordi di chi le ascolta. Per ricordo non intendo un sentimentalismo, ma qualcosa che rimane perché si dimostra in grado di rendere presente e palese, istantaneamente e in modi tutt'altro che intellettuali (è questo il bello della musica, che passa dalla testa come da un passaggio obbligato ma non viene dalla testa e non va alla testa) una possibilità, una prospettiva esistenziale, una strada ancora praticabile o mai praticata. 
Le canzoni non si ascoltano soltanto, si usano. Sono strumenti. Sono wegmarken, segnavia, direbbe Heidegger (inorridiscano pure gli heideggeriani, sai cosa mi importa).

Postato da: cronachesorprese a 12/05/2005 21:50 | link | commenti (12) |
spider report

lunedì, 09 maggio 2005
La meditazione attiva dell'esterno destro

L'esterno destro nel baseball è forse il ruolo statisticamente più lontano dall'azione. E' uno dei tre difensori posizionati nel campo esterno, ma collocandosi al "largo" della linea tra la prima e la seconda base, quindi a destra rispetto al piatto di casa base, l'esterno destro vede arrivare verso di lui meno palle rispetto all'esterno sinistro e all'esterno centro: poiché infatti i destri nella popolazione sono di più dei mancini, i battitori in grande maggioranza battono ruotando la mazza (e spingendo la palla) da destra verso sinistra.

Non è che può distrarsi. Sarebbe un guaio se non seguisse l'azione, se non fosse pronto ad avventarsi non solo sulle palle lunghe dirette verso di lui, ma anche sulle palle che sfuggono al prima base. Dai movimenti del battitore di turno deve capire quante probabilità ci sono che la palla, al lancio buono, sia diretta verso la sua zona. Come gli altri esterni poi deve sapere, prima di mettersi in movimento, verso quale compagno dovrà rilanciare.

L'esterno destro, quindi, non è inattivo. Non può essere avulso. Sta in campana. Consuma calorie come gli altri. Partecipa al gioco, constantemente in assetto di ricezione e pronto allo scatto, se non altro perché la sua affidabilità è una garanzia, direi quasi una copertura assicurativa per il prima base, il ruolo chiave della difesa, quello chiamato in via preferenziale ad eliminare i battitori che sfuggono allo strike out. D'altra parte non si può neanche dire che sia al centro dell'azione: lo è abbastanza raramente. Si può dire allora che sia in meditazione, in molte fasi della partita. Il baseball è un gioco abbastanza meditativo. Logico. E di essenziale praticità. Fatto di lunghi studi e di azioni fulminee. Chi è al centro dell'azione solo apparentemente è più impegnato degli altri. La squadra di baseball schierata in difesa è un tutto unico, un organismo complesso che occupa il suo spazio, assegnatogli non da un diritto di conquista ma dalla sua stessa esistenza.

Bene, non so quanto durerà: ma in questo momento della mia vita io, nel mio mezzo inning di difesa, sono un esterno. Destro.
E nel mezzo inning di attacco, naturalmente, un battitore libero e spietato.

l'immagine è tratta da mlb.com

Postato da: cronachesorprese a 09/05/2005 23:46 | link | commenti (4) |
chiedici le parole

giovedì, 05 maggio 2005
Cedo la parola...

...giusto per qualche item all'inviata Ludi. Grazie amica mia :-)

I bambini sono di sinistra. Di sinistra, sì, nessun dubbio. Non soltanto per i pugnetti stretti in segno di protesta.

Oh babbo, babbino
ma che protesta, ma che sinistra!
Vorrei stringere’l volante ed essere già in pista…


I bambini sono di sinistra perché amano senza preconcetti, senza distinzioni.

Oh babbo non t’offendi, non t’offendi vero babbino?
Lo dico “senza preconcetti e senza distinzioni”
io voglio bene a mamma
tu a volte mi stai sui co…


I bambini sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre. Ti guardano, cacci delle balle vergognose e loro le bevono, tutti contenti. Sorridono, si fidano. Bicamerale! Sì, dài!

Si dai!? Si daiii???
Oh babbo ma che dici,
oh babbo ma che fai?
Credi che non l’ho capito quando torni e non vuoi giocare,
che non è che sei stanco perché torni da lavorare…
ti bacio e ti lascio stare perché faccio finta di niente
ma lo so che ti senti un niente in mezzo a tutta questa gente…


I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la destra piangono. I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la sinistra piangono lo stesso, ma un po' meno.

Oh babbo, babbino sono disperato…
piango siii, sì che piango e sono anche un po’ incaxxato!
La maestra a scuola mi dice così e tu a casa mi dici cosà.
Il fatto che sono mancino di voi qualcuno lo saaaa?


I bambini sono di sinistra perché a loro non serve il superfluo.

Oh babbo stà attento…
Babbino non ti conviene…
o presto, anzi in un baleno
anche tu… via dalle scene!
Sai di questi tempi
mi vogliono far pensare
che anche tu sia quel superfluo
e che con te ho poco a che fare…


I bambini sono di sinistra perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica che assomigli vagamente a un ordine, fanno resistenza. Ora e sempre.

Oh babbobabbino che fai?
Che c’è… stai forse dormendo?
Dimmi di lavarmi i denti
le orecchie o anche le mani,
dimmi di stare buono
almeno fino a domani
dimmi che se cado mi faccio male
e che se sto bravo mi porti al mare…
Cos’è un nuovo campionato,
hanno forse cambiato le squadre?
Non mi dire che tocca a me
’sta settimana a farti da padre…


I bambini sono di sinistra perché, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo. Per quanto diventa più difficile, difficilissimo, ricordare di essere stati bambini. Di sinistra, poi.

Oh babbo ti ricordi?
Uscivamo dalla latteria,
uno lo mangi adesso gli altri li metti via.
Babbino, me li ricordo
quei 3 bombi da portare a zia
peccato…non sono arrivati
neanche in fondo alla via!

Postato da: cronachesorprese a 05/05/2005 00:06 | link | commenti (3) |
chiedici le parole

lunedì, 02 maggio 2005
I bambini sono di destra

Questa è una prima risposta al monologo "I bambini sono di sinistra" di Claudio Bisio (il testo originale è riportato in corsivo in interlinea, viene fuori un botta e risposta), ripetuto ancora ieri senza vergogna alcuna alla festa "unitaria" del primo maggio.
Rispetto al monologo di Bisio, questa risposta ha un difetto macroscopico: non fa ridere. Forse solo un po' in alcuni punti (spero). Le ragioni sono almeno due. La prima è ovvia: io non sono un cabarettista, e Bisio oltretutto è davvero bravo. La seconda è che il mio compito è molto più difficile del suo. Bisio vende lo stereotipo sinistra - rosso - comunista - poveraccio - bravo cristo - idealista contro destra - nero - fascista - riccastro - figlio di puttana - calcolatore. Io devo rompere lo stereotipo e raffigurare la destra vera, che non è niente di ciò che dice il saltimbanco; la destra che c'è ma che non è rappresentata né, per fortuna, dagli stereotipi né, purtroppo, dai suoi rappresentanti in parlamento se non in qualche felice eccezione. Quella destra che è la più parte della destra e che ha tanti difetti, ma non quelli che vorrebbe per comodo suo la sinistra. La destra che crescerà nei prossimi anni quando in parlamento tornerà finalmente all'opposizione, liberandosi di alcuni ingombri inutili e dannosi.
Quindi, si sa: con gli stereotipi si ride facile. Con la realtà è un po' più difficile.
E' uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur incominciare a farlo, perché dei cortigiani alla Bisio mascherati da saltimbanchi impertinenti non se ne può davvero più. Bisio non rischia nulla, se ancora a qualcuno non è chiaro. Bisio individua un target promettente per la sua professione, e vende. Verranno altri giorni.
Sarei molto contento se qualcuno proponesse altre versioni, anche parziali o di singoli "item" del monologo, e magari davvero divertenti. Chi vuole può mandare il suo contributo a cronachesorprese@despammed.com.

I bambini sono di sinistra. Di sinistra, sì, nessun dubbio. Non soltanto per i pugnetti stretti in segno di protesta.

I bambini sono di destra. Di destra, sì, nessun dubbio. Non soltanto per il sorriso disarmante e gli occhi spalancati dalla meraviglia.

I bambini sono di sinistra perché amano senza preconcetti, senza distinzioni.

I bambini sono di destra perché amano ciò che è amabile, e la loro capacità di preferire senza esitazioni spesso apre gli occhi anche ai grandi sulla capacità di desiderare.

I bambini sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre. Ti guardano, cacci delle balle vergognose e loro le bevono, tutti contenti. Sorridono, si fidano. Bicamerale! Sì, dài!

I bambini sono di destra perché non li puoi fregare su quello che davvero è importante per loro. Se vogliono una pesca, non puoi dar loro una albicocca dicendo che è uguale alla pesca. Lì per lì ti danno l'illusione di dartela vinta, ma poi in qualche modo te la richiedono, la pesca (anche metaforicamente, e i grandi spesso non capiscono). Non per testardaggine, ma perché sanno che le cose hanno più valore delle parole e non possono essere scambiate l'una con l'altra a forza di parole. E se sono contenti quando dai loro l'albicocca al posto della pesca, non è perché si sono dimenticati della pesca, ma perché anche l'albicocca è a suo modo interessante. Da questo si deduce, senza tema di smentita, che la bicamerale non era poi così importante per i bambini che battevano le mani al suo arrivo...

I bambini sono di sinistra perché stanno insieme, fanno insieme, litigano insieme. Insieme, però.

I bambini sono di destra perché non ci pensano proprio a stare sempre insieme agli altri bambini. Sanno che c'è un tempo per stare insieme e un tempo per stare da soli. Anche per stare meglio insieme, poi.

I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la destra piangono. I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la sinistra piangono lo stesso, ma un po' meno.

I bambini sono di destra perché se un grande sente il bisogno di spiegare cosa sono la destra e la sinistra lo lasciano fare. Per farlo contento. E se capiscono che per un grande è importante che loro dicano che la destra è cattiva, loro lo dicono. Così poi il grande può andare dagli altri grandi e dire: "Sentito? la voce della verità". Per i bambini è importante che i grandi siano contenti.

I bambini sono di sinistra perché a loro non serve il superfluo.

I bambini sono di destra perché sanno, come la volpe del piccolo principe, che l'essenziale è invisibile agli occhi.

Sono di sinistra perché le scarpe sono scarpe, anche se prima o poi delle belle Nike o Adidas o Puma, o Reebok, o Superga gliele compreremo. Noi siamo No-Logo, ma di marca!

Sono di destra perché non si vergognano di preferire le scarpe belle alle scarpe brutte. E se le scarpe sono belle le chiedono, logo o no-logo.

I bambini sono di sinistra malgrado l'ora di religione obbligatoria. I bambini sono di sinistra grazie all'ora di religione obbligatoria.

(Questa è più facile delle altre)
I bambini sono di destra malgrado l'ora di religione obbligatoria. E basta.

I bambini sono di sinistra perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica che assomigli vagamente a un ordine, fanno resistenza. Ora e sempre.

I bambini sono di destra perché fanno resistenza agli ordini per allenarsi a dire "io" e rafforzare la propria identità, ma intuiscono che sarebbe un casino senza un grande che dà gli ordini. Perché se nessuno dà gli ordini ai bambini, i bambini devono inventarsi gli ordini da seguire. Ed è la cosa più drammatica che possa capitare, perché impedisce loro di essere bambini fino in fondo.

I bambini sono di sinistra perché occupano tutti gli spazi della nostra vita.

I bambini sono di destra perché occupano tutti gli spazi che possono ma hanno il senso della proprietà.

I bambini sono di sinistra perché fanno i girotondi da tempi non sospetti.

I bambini sono di destra perché interrompono ogni girotondo con un salutare e liberatorio contatto con la terra. Da tempi non sospetti.

I bambini sono di sinistra perché vanno all'asilo con bambini africani, cinesi o boliviani, e quando il papà gli dice "vedi, quello lì è africano", loro lo guardano come si guarda una notizia senza significato.

I bambini sono di destra perché se un loro compagno d'asilo, che sia africano, cinese o boliviano fa i dispetti, loro lo menano come farebbero con un italiano, senza discriminazioni. E se la maestra prende le difese dell'altro perché "lo picchi perché è africano, sei un prepotente", loro la guardano come si guarda una cosa senza significato.

I bambini sono di sinistra perché quando si commuovono piangono, mentre noi adulti teniamo duro, non si sa bene perché.

I bambini sono di destra perché si commuovono quando c'è davvero da commuoversi, mentre noi adulti a volte teniamo duro perché non siamo più in grado di distinguere la commozione vera da quella retorica, e abbiamo paura di fare brutta figura.

I bambini sono di sinistra perché se li critichiamo si offendono. Ma se li giudichiamo non invocano il legittimo sospetto, e se li condanniamo aspettano sereni l'indulto che prima o poi arriva: la mamma, Ciampi, il Papa.

I bambini sono di destra perché se li critichiamo si offendono, pur accettando alla fine il giudizio e sperando nell'indulto. Ma occhio a quando e a come li giudichiamo, perché i bambini distinguono benissimo tra la giusta punizione e l'arbitrio, e non se lo dimenticano. Chiamalo, se vuoi, legittimo sospetto: sta di fatto che, se i bambini ti sfiduciano, tu come giudice hai chiuso davvero, che tu sia la mamma, Caselli o la Boccassini poco importa.

I bambini sono di sinistra perché si fanno un'idea del mondo che nulla ha a che fare con le regole del mondo.

I bambini sono di destra perché sanno che il mondo viene prima delle loro idee e delle regole di chiunque.

I bambini sono di sinistra perché se gli metti lì un maglioncino rosso e un maglioncino nero scelgono il rosso, salvo turbe gravi - daltonismo o suggerimento di chi fa il sondaggio.

I bambini sono di destra perché se un grande chiede loro di scegliere tra un maglioncino rosso e uno nero, loro lo guardano un po' delusi; poi guardano oltre, verso gli scaffali del negozio; poi scelgono, facendo finta di essere contenti. Ma in realtà pensano: ma con tutti gli altri colori che ci sono, perché devo scegliere tra questi due? Quindi il grande non ci rimanga troppo male se il bambino sceglie il nero (perché succede, non c'è bisogno di truccare i sondaggi): non è perché ha delle turbe, è perché "sta nu poco incazzato". A causa delle turbe del papà.

I bambini sono di sinistra perché Babbo Natale somiglia a Karl Marx.

I bambini sono di destra perché l'unica possibilità che ha Karl Marx di avere la loro attenzione è che faccia qualcosa di simile a quello che fa Babbo Natale: allora, e solo allora, la somiglianza potrebbe anche servirgli a qualcosa.

Perché Cenerentola è di sinistra, perché Pocahontas è di sinistra. Perché Robin Hood è di Avanguardia Operaia e fa gli espropri proprietari.

Perché Cenerentola si innamora senza chiedersi a quale classe sociale appartenga il principe, perché Pocahontas distingue ciò che c'è di buono e di cattivo nella "globalizzazione" inglese senza condanne preconcette e sommarie, perché Robin Hood non fa il rivoluzionario ma cerca realisticamente (e con l'aiuto della Chiesa) di salvare il salvabile in una situazione eccezionale di prepotenza e illegalità non causata da lui.

I bambini sono di sinistra perché hanno orrore dell'orrore. Perché di fronte alla povertà, alla violenza, alla sofferenza, soffrono.

I bambini sono di destra perché hanno orrore della banalità...

I bambini sono di sinistra perché il casino è un bel casino e perché l'ordine non si sa cos'è.

I bambini sono di destra perché l'ordine è quella cosa indispensabile a partire dalla quale si può fare un bel casino.

I bambini sono di sinistra perché crescono e cambiano.

I bambini sono di destra perché crescono cambiando quello che c'è da cambiare.

I bambini sono di sinistra perché tra Peter Pan e Che Guevara prima o poi troveranno il nesso.

I bambini sono di destra perché tra Peter Pan e Gesù Cristo trovano il nesso subito, senza tante seghe mentali, perché sono già competenti per trovarlo.

I bambini sono di sinistra perché, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo. Per quanto diventa più difficile, difficilissimo, ricordare di essere stati bambini. Di sinistra, poi.

I bambini sono di destra perché ce la fanno benissimo a conservare ciò che va conservato, senza rinunciare ad andare avanti. E non è difficile ricordarsi di essere stati bambini, se si è stati davvero bambini.

l'immagine è tratta da teleparconord.it

Postato da: cronachesorprese a 02/05/2005 20:38 | link | commenti (26) |
dichiarazioni di voto

domenica, 01 maggio 2005
De Gregori, ora basta...

Pezzo di cantaballe pezzo di fighettino
pezzo di "niente da capire" pezzo di involutino
levati quel sorriso sornione da dietro il chitarrino
e dimmi senza interviste chi cazzo è Celestino.

Oh.

Postato da: cronachesorprese a 01/05/2005 22:14 | link | commenti (15) |
semiminime