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Appartengo alla vasta schiera degli innamorati della bicicletta molto incostanti, quegli amori che si nutrono di incontri occasionali conditi sempre da promesse di fedeltà eterna puntualmente disattese. Ho sempre desiderato sentire qualcuno parlare della bicicletta come se ne parla su movimentofisso.it. Qui c'è davvero l'essenza della bici. E la sua essenzialità. Cosa c'era di paragonabile alla bici, prima della bici? Soltanto le gambe umane. 
Sospendo il giudizio sull'apparente estremismo della filosofia del movimento fisso. Mi sembra che la cifra sia questa: la bicicletta insegue la funzionalità e non l'efficienza; la bicicletta educa all'essenzialità, e il frutto di questa educazione non può essere che un tentativo di spogliare ulteriormente sia la bici sia il modo di andare in bici, per vedere se non si possa andare oltre. Quindi si comincia a togliere il cambio, poi si passa ai freni. Magari anche il manubrio non è poi così necessario. La meta finale asintotica è la fusione tra la bici e le gambe, come se l'apparizione della bici fosse una manifestazione dello spirito universale che attraverso tesi-antitesi-sintesi deve raggiungere un livello di autocoscienza superiore: la bici è un'estensione, un potenziamento delle gambe, la bici ultimamente è una manifestazione della potenza delle gambe. La bici sono io.
Per questo è facile, quasi naturale per gli appassionati di bici instaurare un rapporto umano con il mezzo. È ingenuo perciò rimanere stupiti di fronte alla tenerezza dei nomi che l'autore dà alle sue bici, quelle costruite o riadattate con le sue mani: ferro nero, tonnarella, lucia zen e la fantastica s.ta graziella avvelenata. No, non c'è proprio da stupirsi. Gli appassionati di queste due ruote, che sono le vere due ruote senza balle roboanti, si riconoscono a fiuto, da pochi tratti. Hanno lo stesso sguardo, conducono un'esistenza da ossimori ambulanti, ciondolano tra l'atarassia e la passione, per nulla imbarazzati dell'apparente contraddizione. Io non sono così perché appunto sono infedele, ma so benissimo che ho rischiato di diventarlo. Non so ancora se essere contento dello scampato pericolo o mordermi le mani per non essermi preso tutto quello che la vita sulle due ruote, la vita delle due ruote, poteva darmi. Non lo saprò mai, tranne le volte in cui mi metterò sulle due ruote, che saranno sempre rare, costantemente rare. A meno di non cambiare città e abitudini.
Su movimentofisso.it comunque si trovano perle come:
- "Un uomo in bicicletta e' l'immagine più innocua che riesca a dare di sè quel predatore primario che è l'essere umano"
- "La bicicletta è il nostro unico lusso necessario"
- "Non iscrivetevi a un corso di yoga: prendete la bici".
Poi c'è questa scrittura così bella, che conquista e incanta come la pedalata armonica di un passista.
