A wind sprang high in the west
like a wave of unreasonable happiness
Un angolo di Genova
Un gatto di legno lituano
Un impiegato
Un solido squilibrio a tre
Un tamburino ligure
Un teleindipendente
Un'alga cinefila
Una cuoca dadaista
Una ribelle senza pellicce
Una stellina
Uno che sa intervistare
chiedici le parole
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Una vera miniera per i testi delle canzoni in lingua spagnola:
lacuerda.net
La cosa divertente è che comprende le traduzioni in spagnolo di alcune canzoni italiane, non tutte a dire il vero indimenticabili, ad esempio Mister Mandarino dei Matia Bazar.
Dio è la prova che Chuck Norris esiste.
... in partes quattuor: tela, imagines, circuli, index. Excogitata etiam investigatio, si accuratam quandam locutionem quaeris, praticabilis est.
Con Google Base anche ebay passerà qualche brutto momento, si dice. Ma l'idea va ben oltre il semplice repertorio di annunci economici, vale la pena rifletterci un momento perché mi sembra qualcosa di inedito non soltanto per internet ma per l'intera storia della comunicazione di massa.
Google ci sta dicendo che un item, un'informazione anche breve e semplice, può essere pubblicata e fatta conoscere al mondo indipendentemente da un qualsiasi progetto editoriale, e chiede la semplice conformità a delle linee guida che sono già dettate dal buon senso e dalla correttezza, non da un grande fratello. Il contenuto valido non ha bisogno di un webmaster, di un sistema di web content management, di un sito o un progetto web già collaudato (provate a seguire la procedura di inserimento di un item: l'indicazione di un sito o almeno di una web page è solo un optional...), di un blog di successo, di un forum, di un newsgroup. Può viaggiare con le sue sole forze, se le ha. Una sequenza di parole, corredate o meno da un'immagine, è già tutto quello che serve. Se vale, emergerà. Se contiene le giuste chiavi di ricerca, farà strada. Sarà reperibile non solo attraverso Google base ma anche attraverso l'indice generale del motore di ricerca. Chi lo troverà avrà gli strumenti per giudicarlo (il report bad item), per contestarlo, per farlo conoscere ancora di più o decretarne l'inattendibilità e l'inconsistenza o anche la semplice incongruenza con le program policies.
Lo so che internet non ha ancora dimostrato compiutamente di essere davvero al servizio della libertà di espressione. So che google è qualcosa di gigantesco che può fare paura. So che di tutto questo si sta parlando molto proprio in questi giorni. E so anche che un "item di successo" potrebbe essere un'altra forma dei "quindici minuti di celebrità" di warholiana memoria.
Tutto vero. Però non so che dirvi, questa roba m'attizza.
Appartengo alla vasta schiera degli innamorati della bicicletta molto incostanti, quegli amori che si nutrono di incontri occasionali conditi sempre da promesse di fedeltà eterna puntualmente disattese. Ho sempre desiderato sentire qualcuno parlare della bicicletta come se ne parla su movimentofisso.it. Qui c'è davvero l'essenza della bici. E la sua essenzialità. Cosa c'era di paragonabile alla bici, prima della bici? Soltanto le gambe umane. 
Sospendo il giudizio sull'apparente estremismo della filosofia del movimento fisso. Mi sembra che la cifra sia questa: la bicicletta insegue la funzionalità e non l'efficienza; la bicicletta educa all'essenzialità, e il frutto di questa educazione non può essere che un tentativo di spogliare ulteriormente sia la bici sia il modo di andare in bici, per vedere se non si possa andare oltre. Quindi si comincia a togliere il cambio, poi si passa ai freni. Magari anche il manubrio non è poi così necessario. La meta finale asintotica è la fusione tra la bici e le gambe, come se l'apparizione della bici fosse una manifestazione dello spirito universale che attraverso tesi-antitesi-sintesi deve raggiungere un livello di autocoscienza superiore: la bici è un'estensione, un potenziamento delle gambe, la bici ultimamente è una manifestazione della potenza delle gambe. La bici sono io.
Per questo è facile, quasi naturale per gli appassionati di bici instaurare un rapporto umano con il mezzo. È ingenuo perciò rimanere stupiti di fronte alla tenerezza dei nomi che l'autore dà alle sue bici, quelle costruite o riadattate con le sue mani: ferro nero, tonnarella, lucia zen e la fantastica s.ta graziella avvelenata. No, non c'è proprio da stupirsi. Gli appassionati di queste due ruote, che sono le vere due ruote senza balle roboanti, si riconoscono a fiuto, da pochi tratti. Hanno lo stesso sguardo, conducono un'esistenza da ossimori ambulanti, ciondolano tra l'atarassia e la passione, per nulla imbarazzati dell'apparente contraddizione. Io non sono così perché appunto sono infedele, ma so benissimo che ho rischiato di diventarlo. Non so ancora se essere contento dello scampato pericolo o mordermi le mani per non essermi preso tutto quello che la vita sulle due ruote, la vita delle due ruote, poteva darmi. Non lo saprò mai, tranne le volte in cui mi metterò sulle due ruote, che saranno sempre rare, costantemente rare. A meno di non cambiare città e abitudini.
Su movimentofisso.it comunque si trovano perle come:
- "Un uomo in bicicletta e' l'immagine più innocua che riesca a dare di sè quel predatore primario che è l'essere umano"
- "La bicicletta è il nostro unico lusso necessario"
- "Non iscrivetevi a un corso di yoga: prendete la bici".
Poi c'è questa scrittura così bella, che conquista e incanta come la pedalata armonica di un passista.
Quando dico che Pasolini è scomodo, non lo dico così per dire. È scomodo anche per me. Forse qualcuno ha pensato, erroneamente, che io citassi Pasolini perché se la prende anche con quelli che mi stanno antipatici. No, io cito Pasolini perché è un punto di coscienza alto, che non va depotenziato attraverso i "ma lui che avrebbe detto". Pasolini significa che non possiamo più parlare del Potere, quello "cattivo", come se riguardasse solo un'istituzione, una persona, una parte politica. Chi lo fa, oggi, fa finta di niente. Il che non vuol dire che è sbagliato schierarsi: anche Pasolini era schierato. Si era schierato da una parte che, se a quel tempo fossi stato adulto, non sarebbe stata la mia, sicuramente. E anche se fosse vivo oggi probabilmente sarebbe schierato da una parte opposta alla mia. Ma questo non mi impedisce certo di parlarne, anzi. Da Pasolini in poi sappiamo che nessuna parte è immune. Ma sappiamo anche che nessuna parte è il male assoluto. Chi parla dell'avversario politico come del male assoluto, oggi, fa finta di niente. E dico "fa finta di niente" soltanto per non fare un'altra facile parafrasi del nostro, che mi imprrebbe di usare un aggettivo ben più pesante. Quindi, generalmente, mi sembra che tutti continuino a far finta di niente. Di più, sappiamo (o meglio, ri-impariamo, poiché anche se molti fanno finta di niente le radici cristiane sono un patrimonio comune a tutti) che nessuna persona è immune. E in questo, sicuramente, la critica di Pasolini da sociologica e politica diventa qualcosa di più, e non può essere usata per confermare o corroborare un discorso sociologico e politico di una parte qualsiasi.
Lo spider report per oggi si ferma qui. Cominciando dall'home page, e non da dove fa comodo a me o ad altri, scorrendo con calma, ci sono gli spunti sufficienti per risentire la vera scomodità di quella voce. Come si può facilmente constatare, ce n'è per tutti. Ma proprio per tutti. Buone scomodità.
Giancarlo Governi è stato nientemeno che l'autore di Supergulp!, uno dei programmi televisivi più rivoluzionari degli anni 70, il primo a portare i cartoni animati in prima serata. E non i soliti cartoni animati tipo Warner Bros. Anzi a dire il vero non erano neanche cartoni animati. Erano fumetti. Strisce di fumetti messe davanti a una telecamera, con una voce che recitava le parole che si potevano anche leggere a video (uno dei primi programmi "accessibili", si direbbe oggi), un po' di musica e qualche effetto sonoro. Fumetti, se non ricordo male, esclusivamente italiani: Alan Ford, Nick Carter e altri.
Un programma naif ma intelligente, coraggiosamente anticonformista, che è durato poco ma che tutti quelli che erano bambini in quegli anni si ricordano con affetto.
Quindi Giancarlo Governi è uno da prendere con le molle, con il rispetto che si deve a uno che sa come andare controcorrente. È quindi con grande rispetto e attenzione che ho curiosato nel suo sito (o meglio nel suo progetto di sito, in buona parte in costruzione ma che promette bene), Italiamemoria.it. In quattro sezioni (attori e registi, musicisti, sportivi, cartoonist) si trovano profili biografici, dati e opere di artisti che hanno lasciato una traccia nella memoria collettiva. È un buon criterio per raccontare: frammenti delle intuizioni di questi protagonisti condiscono il nostro linguaggio, il modo di parlare e immaginare, il modo di fare ironia. Anzi sono proprio forme di immaginazione e ironia, quindi strumenti di interpretazione della realtà, e non sempre ci rendiamo conto di quanto siamo loro debitori. Petrolini ad esempio, con il suo Fortunello del 1915, sta saldamente all'origine del filone demenziale dell'avanspettacolo e poi della canzone: a ben vedere il quel testo c'è la definizione della demenzialità ("sono un uom dei più cretini / sono Petrolini") e mi sembra che le analogie compositive con certi testi di Elio siano rimarchevoli.
Biografie e dati sono presentati aiutando a trovare questi "fili". C'è un buon equilibrio tra la pulizia del dato e il grado di approfondimento, che non è mai esagerato. Non è un progetto enciclopedico, è un progetto che sceglie e che difende con la cultura e la competenza degli autori le ragioni delle scelte.
I ringoboys approdano finalmente su Splinder. E niente rimarrà come prima, nella blogosfera.
Questo è un progetto che mi piace abbastanza, peccato che sia in stato di semiabbandono e non sia aggiornato da una vita (almeno così pare). Il limite più evidente, oltre all'incompletezza di alcune parti (ma guardate la sezione "canzoni") è dato dall'essere gestito da una casa editrice, però l'idea di fondo era bella. La sostanza delle canzoni è fatta dei ricordi di chi le ascolta. Per ricordo non intendo un sentimentalismo, ma qualcosa che rimane perché si dimostra in grado di rendere presente e palese, istantaneamente e in modi tutt'altro che intellettuali (è questo il bello della musica, che passa dalla testa come da un passaggio obbligato ma non viene dalla testa e non va alla testa) una possibilità, una prospettiva esistenziale, una strada ancora praticabile o mai praticata.
Le canzoni non si ascoltano soltanto, si usano. Sono strumenti. Sono wegmarken, segnavia, direbbe Heidegger (inorridiscano pure gli heideggeriani, sai cosa mi importa).
Questo è un nuovo sito ed è un bel progetto: tangoaroma.com. La comunità dei "tangheri" di Roma pare che sia particolarmente attiva e agguerrita.
Il gioco di parole è buono perché, per avere indegnamente cercato di praticarlo per un annetto, ho visto che è proprio vero che il tango è più un "aroma" che una tecnica di danza, è più uno stile che un gioco di virtuosismi, è l'espressione dell'intesa tra i ballerini che diventa movimento. In una milonga di Buenos Aires ho visto certi passaggi così sospesi, con i tangueros quasi immobili, ma così intensamente e dinamicamente uniti... credo che in questo il tango sia davvero insuperabile.